Vai a capire perché l’ho scritto in inglese… vabbé. Riso thai, una passione recente e travolgente insieme, forma sexi ed intrigante da morire, unita ad un profumo più che ammaliante ed appetitoso… combinazione fatale, ahimé. Chicchi aromatici, sottili ed allungati, da far cuocere con il metodo dei metodi… e cioè quello pilaf.
La cottura Pilaf.
Ho utilizzato del Basmati integrale, le proporzioni sono di una tazza e 1/2 d’acqua, per ogni tazza di riso. L’acqua va fatta bollire, si aggiunge il sale e vi si tuffa dentro il riso. Si mette il coperchio e si lascia cuocere a fuoco medio per dieci minuti, senza mai girare il riso. A cottura ultimata, si spegne la fiamma, si avvolge il coperchio della pentola con un canovaccio pulito, si rimette il coperchio sulla pentola e si lascia riposare il riso per dieci minuti (così che il riso possa assorbire lentamente tutta l’acqua. Il canovaccio serve ad assorbire il vapore che ci crea in questa fase di riposo).
Un tocco di burro chiarificato.
Per rendere lucido e ancora più goloso il riso thai, un po’ come facciamo noi con burro+parmigiano nel risotto, consigliatissima la mantecatura con una noce di burro chiarificato. Chiarificare il burro significa privare quest’ultimo dell’acqua e della caseina contenute, rendendolo quindi più stabile anche se sottoposto a temperature piuttosto elevate. Scaldare il burro in un pentolino, a fiamma molto bassa, eliminando man mano la schiumetta che emergerà in superficie (aiutatevi con una schiumarola). L’operazione può considerarsi ultimata quando non si formerà più schiumetta in superficie: ciò che resta sul fondo del pentolino è, a tutti gli effetti, del sano burro chiarificato… e cioè la parte grassa del burro nella sua totale purezza. Evviva.
Il condimento del cuore.
Un po’ dolce e un po’ no. Leggero, ma saporito, tendenzialmente umami. Con ingredienti nettamente riconoscibili, perché per scelta ce ne sono pochi. In un pentolino, per ogni 100 g di riso, scaldare un cucchiaio d’olio d’oliva, uno di salsa di soia, uno di miele (provate con quello di castagno) ed un pizzico di sale. Lasciar sobbollire per un minuto, quindi riversare sul riso e rimestare per distribuire omogeneamente.
E l’uvetta?
La mia Un’altra passione del momento, soprattutto se trattasi di uva passita grossa e cicciotta, preferibilmente collocata in uno dei boccioni del solito Emporio delle Spezie a Testaccio (Roma). Già morbidissima e senza necessità di ammollo (invece necessita di regime calmierato per evitare snack continui e senza freno). E fa benissimo! Zuccheri, proteine e fibre. Ricca di antiossidanti, quasi zero sodio e zero colesterolo. Pare faccia veramente molto bene a chi soffre di pressione alta… io, casomai, avrei il problema opposto, ma devo dire che la sensazione di carica immediata è motivo di grande soddisfazione. Fa già troppo caldo per i miei gusti, si lavora parecchio e proprio non vorrei sembrare uno cretinissimo spot salutista, ma di saltare il pranzo fatto come si deve… ho smesso. Della serie “io non posso farmi sopraffare dalle cose da fare… mò mi siedo e mangio”.
At the moment, my favourite lunch.
Energetico, curato nel dettaglio, delizioso e capace di farmi fare montagne russe emotive. Ora che mi sento energetica, attenta ai dettagli e troppo tentata dalle montagne russe. Sul mio essere, eventualmente, deliziosa… passo.






giugno 11th, 2012 at 09:33
Le infinite vie del riso.
Anche me la cottura pilaf conquistò. Potrebbe essere il momento giusto di riprenderla, provandola col burro chiarificato (che manca alla mia gamma di esperimenti).
giugno 11th, 2012 at 15:45
Un bacio cara Rox.