Il termine di oggi è masticoso. Sdoganato nell’ultimo post per descrivere l’effetto prugna – vagamente sul gommoso andante – e riutilizzato qui, oggi, perché dubito esista aggettivo più calzante (ed evocativo) se di mezzo ci sono gli spaghettini di riso. Abbinati a carne e verdura sono una piatto tipicamente asiatico… e vai a capire la genetica. Mi piacciono da sempre e se c’è da scegliere il carboidrato per accompagnare la rude bistecca, dico no alla polenta e invece strizzo l’occhio agli occhi a mandorla (ops). Tornando al masticoso, ovvio che il termine non esiste sul mio buon vecchio Zingarelli (da bambina ne leggevo una-due pagine ogni sera, alla ricerca di parole forbite da ripetere a scuola il giorno dopo… e quanto godevo se i compagni di classe proprio non afferravano… mi hanno proprio disegnata così, grazie mamma), ma mi piace lo stesso. Pronunciato in maniera ingenua e pure un po’ infantile, inevitabilmente suscita simpatia. E tenerezza solidale. Per cui rimarco e ripenso a tutte quelle volte in cui sono certa che la gente sia pronta per mandarmi a quel paese… e invece comprendono, addiruttura convengono… e ‘masticoso’ lo fanno diventare parte di loro stessi. Strepitoso. Il termine figo, il termine ‘giusto’ che utilizzi all’uopo… e gli altri pensano che non potrebbe esistere modo migliore per dirla.
Preciso che masticoso non ha un’accezione negativa, esprime solo una qualità nettamente percepita in bocca. Complice la succulenza indotta che, nel caso degli spaghettini di riso, è veramente esilarante… mastichi, mastichi, mastichi… ah già, ma i giapponesi non masticano! Tirano, succhiano e fanno tanto rumore, ma poi ingoiano velocemente… mi sa che la masticazione non è proprio contemplata.
Premessa (forse è un po’ tardi per farla, ma tanto è un vorticoso mercoledì e per il lento e ragionato post della domenica, prego, mettersi in fila): non so cucinare senza formaggi! Ho notato che li utilizzo tantissimo e sempre di più. Se devo evitarli (ma perché uno dovrebbe evitarli? ah già… causa ospiti), brancolo paurosamente e mi sembra che niente abbia più senso… ti prego, ma nemmeno una grattatina di pecorino?! E quindi ho fatto un viaggio tra i ricordi. Il mio Giappone 2010, un’esperienza meravigliosa e che ti lascia il segno, l’effetto centrifuga, il fatto di essere catapultata, bam, in una dimensione parallela e curiosissima… un cartone animato. E tra le cose che, ricordo, mi mancarono di più… dolcetto del mattino (dal secondo giorno, avevo già accettato il compromesso Starbucks), il caffè forte (per la soluzione, vedere sempre alla voce di cui prima) e poi i formaggi. Proprio per come li approcciamo noi, in maniera molto tradizionale e genetica. Come parte grassa e sontuosa della nostra dieta, elemento caratterizzante di quasi tutti piatti che conosco (ed amo)… se devo cucinare senza formaggi, allora mi butto sul nipponico. Tra l’altro, mai un tentennamento sul fatto di accettare l’umami nella mia vita gastronomica… l’importante è, come sempre, farsene una ragione.
La fiorentina è finita, a medaglioni, in una marinata di olio d’oliva, succo e buccia di limone, miele e salsa di soia (la base è l’olio e poi si procede con delle spruzzate di tutto il resto). Sollevate, quindi, dalla marinata e panate nei semi di sesamo tostati. Trifolate una manciata di funghi (a scelta) con aglio, abbondante olio d’oliva, sale e peperoncino. Metteteli da parte. Nella stessa padella, a fiamma vivace, arrostite anche la carne, bagnando di continuo con cucchiaiate di marinata, aggiungete nuovamente i funghi già cotti ed insaporite bene il tutto. Servite ben caldo con spaghettini di riso reidratati velocemente con poca acqua tiepida (sulla confezione sono sempre riportate le elementarissime istruzioni per l’uso) e accompagnate con una ciotolina di salsa composta dagli stessi ingredienti utilizzati per marinare la carne.






novembre 30th, 2011 at 10:42
una delle prime ricette di cui non riesco ad immaginarmi il sapore. Saporito, dolce, neutro…boh, chissà perchè so che mi piacerebbe, anzi, questa mi farebbe decisamente impazzire. Poi ci hai messo dentro Giappone, Fiorentina, noodles e funghi, 4 passioni tutte insieme.
Non ho capito il procedimento di cottura della carne, di solito vado forte all’inizio e poi per poco leggermente più piano, la fiamma vivace ed il rimpinguare di marinata serve ad evitare l’indurimento e prevenire l’effetto lesso?
novembre 30th, 2011 at 14:55
Scusi, ma lei non era quello del corso pesti-salse-e-marinati… quando alla voce marinati dicevamo che si spezza la struttura molecolare, l’alimento diventa più tenero e accoglie il liquido aggiunto man mano?! Forte all’inzio per sigillare e poi media… in ogni caso, l’ ho tenuta al sangue come piace a me. Umami è saporito per definizione, saporitissimo.